Attenti agli orsi!

Mercoledì 22 novembre 2017

Oggi è prevista un'altra scarpinata fino a Tsumago, altro paesino carattUristico. Ma prima di tutto, la ricca colazione che ho prenotato da casa il giorno stesso in cui sono partita, per la modica cifra di 1080 yen (circa 8 euro).


Poi giretto in paese, anche per vedere com'è di preciso, visto che ieri sera non si vedeva niente.

 



Visto che è presto rifaccio all'indietro un pezzo della strada che ho percorso ieri, fino ad arrivare al torii che segnala il tempio, con la sua stradina che si inoltra nel bosco. Lo attraverso e entro in un altro mondo; il tempio non ha l'aria di essere abbandonato, ma così in pieno bosco fa stranissimo, sembra di essere in un cartone animato.



E questa cosa mi vergogno un po' a dirla, ma mentre improvviso una preghiera a non so quale divinità, scimmiottando il rituale del luogo (dai un soldino, suona il campanaccio, batti le mani due volte, fai l'inchino ecc...) mi sale la commozione e mi metto a piangere, ringraziando non so nemmeno io chi per la bellezza di tutto quanto e per la gioia di essere lì, solo io, in quel luogo e in quel momento.

Vabbè, mi ricompongo e torno sui miei passi, su a Magome a recuperare il bagaglio, e già in paese iniziano ad aprire i primi negozietti. Approfitto per una merendina al volo,

Non ricordo cos'è, ma era buono!

prendo il mio zaino e... inizia a piovere. Aspetto un po' che smetta, poi mi rassegno, tiro fuori il poncho impermeabile e riparto.


 La Nakasendo prosegue in salita fino al passo, poi si inoltra di nuovo nei boschi e inizia a scendere. E dico la verità, quando incontro la prima campanella penso che sia uno scherzo e la suono un po' per gioco. Alla seconda inizio a preoccuparmi e mi fermo ad aspettare che arrivi qualcun altro per fare la strada insieme. Perché sulle campanelle, che sono a breve distanza le une dalle altre, c'è un cartello con su scritto di suonarle (hard) per spaventare gli orsi...

Mi aggrego quindi a una comitiva di francesi, ma quando mi rendo conto che quelli non si fermano mai nemmeno per fare una foto, li lascio andare avanti e chissenefrega degli orsi.

Prima però capitiamo tutti insieme nel giardino di una vecchina che sta arrostendo patate e gliene scrocchiamo un po'.



Una volta rimasta sola nel bosco ammetto che un po' d'apprensione ce l'ho, tanto che quando arrivo in un tratto isolato con una campanella a poche decine di metri dalla precedente inizio a farmi quasi di corsa il pezzo da campana a campana. Penso che se ci sono davvero gli orsi, si stanno facendo delle grasse risate.

In questo casottino ci sono i bagni, pulitissimi, con carta igienica a iosa e pure con la tazza riscaldata.
Se arriva un orso, posso benissimo passare la notte qui!


Poi piano piano la strada esce dal bosco e iniziano le prime abitazioni, fino ad arrivare a Tsumago, l'altro paesino bellino e iperturistico della zona. Qui mi fermo a mangiare un gohei mochi, che pare sia uno snack tipico di questa vallata, e a curiosare nei negozi di souvenir; purtroppo posso comprare solo cose piccole, visto il bagaglio ridotto che ho (mai comprati così tanti strap per il cellulare come in questo viaggio).




La giornata non è ancora finita e dopo aver fatto la turista a Tsumago devo camminare ancora tre o quattro chilometri fino alla stazione di Nagiso, dove prenderò il treno per Kyoto. Tutto procede come da programma, arrivo a Kyoto come previsto e dopo una meritata doccia esco a cercare la cena.

Individuo un oden-ya che mi ispira, ma è un locale piccolissimo, talmente piccolo che la porta scorrevole si apre direttamente sulla panca per sedersi, e sembra già tutto pieno. Però mentre sono lì davanti che pondero, arrivano due ragazzi anglofoni e entrano (scavalcando la panca), allora mi dico "perché no?" ed entro anch'io, e per farmi posto tutti gli altri clienti si stringono e alla fine siamo tutti appiccicati.
 
Ora, l'oden funziona così, ci sono vari ingredienti che sono stati fatti bollire nel brodo e tu scegli quelli che preferisci e te li servono in un piattino a mo' di minestra. I tizi inglesi entrati prima di me iniziano a chiedere il prezzo di tutto, dal cibo alle bevande. Alla fine ordinano due pietanze a testa e uno shochu (un distillato simile al whisky, ma meno alcolico) con ghiaccio.
Io faccio "mpf!" e chiedo, oltre al cibo (fottesega quanto costa, prendo quello, quello, quello e anche quello), un atsukan, il sake caldo nella tipica ampollina.
 Finito il tutto, secondo giro: altra roba da mangiare e shochu anche per me! Ma io lo chiedo o-mizuwari, con l'acqua. E faccio un figurone con gli altri avventori che mi spiegano che gli stranieri lo prendono sempre con il ghiaccio, mai con l'acqua. Mica lo sanno che io prima di partire mi sono guardata tutte le serie del dorama Wakako-zake e ho preso pure appunti!
Quando però la signora dietro il bancone mi da un bicchiere enorme pieno fino all'orlo di shochu e una bottiglia da un litro e mezzo d'acqua, rimango comunque un po' perplessa. Devo bere prima lo shochu e poi attaccarmi alla bottiglia? Fare un sorso e un sorso? Scolarmi mezzo shochu e poi rabboccarlo con l'acqua? Boh. Ma tanto sono già brilla per via del sake e ormai con i due tizi giapponesi seduti accanto a me siamo amici per la pelle, quindi chiedo a loro e loro mi danno un bicchiere vuoto e me lo riempiono d'acqua e sì, devo bere un sorso e un sorso.
E la serata degenera, alla fine non solo parlo fluentemente giapponese, ma pure col dialetto del Kansai. Rimaniamo noi tre a bere e far baldoria, finché la signora non ci butta fuori perché vuole chiudere, tipo all'una di notte...



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