The Vanguard Way, ovvero la mia avventura a piedi da Newhaven a Londra.
The Vanguard Way
Per l’estate inizio a progettare un trekking a piedi lungo la costa della Cornovaglia: acquisto online un paio di cartine dettagliate della South West Coast Path e cerco di fare un bell’itinerario su internet che preveda lo spostamento a piedi da campeggio a campeggio seguendo, appunto, il sentiero costiero.
Ben presto rinuncio all’impresa visto che A: per fare tutto il sentiero ci vorrebbero troppi giorni e il viaggio “lungo” quest’anno l’ho già fatto e B: fa troppo caldo per pensare di stare all’aperto tutto il giorno su un sentiero a picco sul mare. Fine della vacanza estiva.
Salvo che, a un certo punto, con la mia amica Eleonora (quella dell’India) ci troviamo a parlare di un festival giapponese che tengono ogni anno a Londra, in settembre. Torniamo a Londra? Certo, perché no. Ci diamo appuntamento lì per il 24 settembre alla stazione di Liverpool Street, ma io parto una settimana prima per arrivare a Londra in modo alternativo.
Trovo, sempre su internet, un sentiero a lunga percorrenza che unisce Newhaven, vicino a Brighton, a East Croydon, nella periferia sud di Londra. Si chiama Vanguard Way e sono 107 km di sentiero più o meno segnato lungo campi, boschi e strade secondarie, da percorrere, dicono, in una settimana o meno.
È deciso, farò quello!
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| Il bagaglio ridotto e waterproof |
Parto il 16 settembre pomeriggio con il treno: Livorno-Milano e poi Milano-Parigi con il notturno. A Parigi, la mattina dopo, prendo il bus per Dieppe, dove arrivo sotto una pioggia torrenziale. Sono partita da casa con la tuta che dovrei usare per dormire e inevitabilmente i pantaloni mi si bagnano nel tragitto dalla stazione al porto. Sul traghetto passo tutto il tempo in bagno, cercando di asciugarli sotto il getto d’aria calda asciuga-mani…
Sbarco a Newhaven alle nove di sera e siccome è troppo tardi per andare a piedi al campeggio, nella città vicina, prendo un taxi. Poi la notte in tenda fa freddissimo, complice il fatto che devo dormire senza pantaloni!
Ma la mattina dopo sono pronta per iniziare la Vanguard Way! Siccome ieri ho fatto un tratto con il taxi e sono precisina, oggi prendo un autobus e torno a Newhaven al porto, dove inizia il sentiero (che trovo solo grazie all’aiuto di un signore che mi ha visto vagare con aria ebete e cartine inadeguate in mano. Poi mi sono ricordata di avere la traccia gps del sentiero sul cellulare e un paio di volte ho evitato di prendere il bivio sbagliato).
La mattina scorre tranquilla, il tempo è bello e soleggiato, il sentiero è piacevole e segue il lungomare e già in lontananza si iniziano a vedere le Seven Sisters, le scogliere bianche.
Un po’ meno piacevole è scoprire che il sentiero si arrampica sulla scogliera, ma piano piano, con i miei 12 kg di zaino, arrivo fino in cima e mentre riprendo fiato faccio un po’ di foto al bel panorama.
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| Io che tento una foto artistica di me che guardo il panorama |
Il sentiero poi scende fino a valle per seguire il corso del fiume Cuckmere, caratterizzato dalle ampie volute, dopodiché risale su un’altura che regala una bella vista di tutta la vallata fino al mare.
E poi riscende e risale così tante volte, che quando arrivo a Alfriston ho un ginocchio in pappa e già temo per il resto della vacanza. Ma è solo il primo giorno e il peggio deve ancora arrivare!
Il campeggio di Alfriston è un grande spiazzo (grandissimo!) totalmente vuoto, salvo un camper in un angolo con chiara presenza di bambini e tre tende esattamente al centro. Opto per sistemarmi vicino alle tre tende, che col cavolo che voglio dormire vicino a bimbi potenzialmente frignoni! Mentre monto la mia, da una delle tre tende esce un tizio che fa gli onori di casa, mi indica i bagni e quando vede che mi massaggio le spalle doloranti, mi porta la sua cremina miracolosa antidolorifica. Poi mi racconta di sé e dei suoi colleghi che lavorano nei dintorni e dormono, appunto, nelle tre tende… Quando tornano anche gli altri e poi ripartono tutti insieme per andare a cena, smonto la tenda e la rimonto accanto al camper. Safety first!
Cena in paese, nanna e primi problemi con il cellulare, che nei bagni del campeggio non si ricarica. E non si carica neanche la mattina dopo, quando mi fermo in una graziosa sala da tè per fare colazione. Quindi oggi è meglio non usare il gps per sapere dove sono.
Quasi subito, appena uscita da Alfriston, sbaglio strada clamorosamente, allungando il percorso di diversi chilometri e quando sbuco su un’autostrada che non posso attraversare, devo tornare indietro di un bel pezzo. Quando arrivo a Berwick ho l’umore sotto terra e il ginocchio quasi andato, inoltre le scarpe da trekking seminuove mi hanno regalato inevitabili vesciche sotto i piedi. Il cellulare è quasi del tutto scarico, faccio appena in tempo a mandare un messaggio a mia sorella per avvisare che sono viva, prima che si spenga del tutto. Mi arrendo momentaneamente e faccio l’autostop per quei cinque chilometri che mi separano dal prossimo campeggio, a Golden Cross. Mi carica una signora gentilissima che mi lascia proprio davanti al campeggio. Saluto la signora, entro e mi accorgo che il campeggio è chiuso. No panic! Poco distante da dove sono c’è una grande strada a quattro corsie. La raggiungo e, che fortuna, c’è un benzinaio con negozio annesso e, che strafortuna, al negozio hanno una cartina dettagliata della regione. La compro, la consulto e trovo un campeggio in una città vicina, a 10 km da dove sono. Bene, ce la posso fare, non è ancora il momento di farsi prendere dal panico!
Inizia a piovere.
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| Nei dintorni dei paesini non è raro trovare articoli vari in vendita: confetture, uova, torte, biscotti e bevande. Si consultano i prezzi e si paga mettendo i soldi nella “honesty box”. |
L’autobus per la città vicina passa dopo un’ora e quando arrivo al campeggio è buio pesto. Il telefono continua a non volersi caricare.
Piove tutta la notte.
Il giorno dopo devo fare una scelta: proseguire all’avventura, senza un punto di riferimento e rischiando di sbagliare strada come ieri o cercare una città grande per vedere se trovo un negozio di elettronica per capire cosa ha il telefono. Chiamo casa da una cabina pubblica per la telefonata giornaliera, spendendo 6 sterline in due minuti.
Ok, cerco la città grande.
La più vicina è Uckfield, a 6 km dal campeggio. Quando arrivo trovo un Tesco, l’ipermercato, e al reparto telefonia mi vendono un nuovo caricabatterie. E qui si impone una nuova scelta: prendere un autobus, tornare in vista del sentiero e proseguire, con il rischio di farmi male veramente o accettare la sconfitta? Faccio due conti: vesciche ai piedi, ginocchio malmesso, spalle e anche sbriciolate…
Prendo il treno e la sera stessa sono a Londra. Fine dell’avventura.








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