A me piace il campeggio. Quando lo dico a qualcuno, la prima cosa
che mi rispondono è: “Ma è troppo scomodo, meglio l’albergo con il bagno
e la doccia”. Non lo metto in dubbio, il campeggio è sicuramente una
cosa scomodissima. Però a pensarci bene, nel mio letto, col mio bagno e
la mia doccia ci passo già il resto della vita, ma di dormire all’aperto
non mi capita mai.
Se penso al campeggio, le prime cose che mi vengono in mente sono: la pioggia (perché DEVE piovere per forza), il freddo di notte anche in pieno agosto e i corvi che ti svegliano la mattina alle quattro. Beh, in effetti non sono cose proprio piacevoli… Allora perché mi piace? Non lo so nemmeno io, proverò a fare un’analisi. Partiamo dall’inizio.
La prima volta che ho dormito in una tenda è stato nel lontano boh… vediamo, ero alle superiori. Raggiunsi mia sorella e i suoi amici all’isola d’Elba. Sul traghetto incontrai un gruppo di tizi che frequentavano la mia stessa scuola e mi sentii tanto “ganza” per il fatto di viaggiare da sola… ah, gli albori! Di quel campeggio ricordo di non aver chiuso occhio tutta la notte per il fatto di essere in tenda con altre quattro persone strippate a mo’ di sardine, e la conversazione fra mia sorella e un suo amico quando pensavano che stessi dormendo: “Ma il ragazzo non ce l’ha?” “No” “Ah, una zittellona!” Con due “t”, alla livornese. Il giorno dopo mi feci portare al traghetto e tornai a casa.
La seconda volta è stata dopo le superiori. Avevo il ragazzo, yay! Di quella vacanza ricordo il mal di denti e basta.
La terza volta è stata bellissima. Valle d’Aosta insieme a un mio collega di lavoro. Ci compriamo due tende monoposto, di quelle da spiaggia, per intenderci, e i materassini in gommapiuma, da spiaggia anche quelli. Capiamo subito alla prima notte di aver commesso un grave errore: la notte fa freddo e c’è tanta di quella umidità che la mattina ci svegliamo zuppi. Qualche notte piove e dobbiamo fuggire in macchina, siamo la disorganizzazione fatta persona. Ma è stata la vacanza in campeggio più bella che ho fatto, ci siamo divertiti un mondo! Nella piazzola accanto alla nostra c’è un ragazzo che soprannominiamo subito MacGyver, che invece è un campeggiatore pro: ha una tenda grandissima, un materassino gonfiabile a due posti, il fornelletto per farsi da mangiare e un filo per stendere la biancheria. Diventa il nostro mito all’istante e io mi riprometto di diventare come lui, da grande.
Dall’anno successivo in poi continuo a viaggare con questo mio collega, che nel frattempo è diventato il mio compagno, sempre in campeggio. Negli anni impariamo tantissime cose, ci compriamo le attrezzature giuste e alla fine diventiamo dei professionisti anche noi. Quando arriviamo a un campeggio, riusciamo a montare e allestire la tenda in pochissimi minuti, siamo organizzatissimi! Abbiamo i nostri materassini gonfiabili, il filo per stendere la biancheria e la macchina per il caffè americano da attaccare all’accendisigari della macchina.
Ma l’apoteosi l’ho raggiunta quando ho iniziato a viaggiare da sola, con la mia mini-tenda Quechua 2 seconds e tutte le conoscenze acquisite negli anni precedenti.
Quindi, ricapitolando, che sia proprio questo il motivo del mio amore per il campeggio? Il fatto che abbia imparato così bene a farlo, partendo da zero? Il fatto che, pur nella sua scomodità, essendo già pronta alla partenza ad affrontarlo, non mi rechi così tanto disturbo? Esempio: per andare nelle docce di un campeggio devi portarti tutto dietro: il bagnoschiuma, l’asciugamano, la biancheria di ricambio e pure i vestiti (mica posso uscire dai bagni con solo l’asciugamano addosso per tornare alla tenda, non sono così gnocca!) e già che ci sei anche il dentifricio e tutto quello che ti serve per sistemarti la faccia e i capelli. Perché non sempre i bagni sono vicini alla tua tenda. E tutto in una borsa sola, perché di solito c’è un solo gancio per appendere le cose! Le prime volte può sembrare una tortura, ma se ti sai organizzare, la difficile arte del lavarsi in campeggio col minimo spreco di tempo ed energie diventa una cosa da nulla. E che cavolo, sono soddisfazioni!
Se penso al campeggio, le prime cose che mi vengono in mente sono: la pioggia (perché DEVE piovere per forza), il freddo di notte anche in pieno agosto e i corvi che ti svegliano la mattina alle quattro. Beh, in effetti non sono cose proprio piacevoli… Allora perché mi piace? Non lo so nemmeno io, proverò a fare un’analisi. Partiamo dall’inizio.
La prima volta che ho dormito in una tenda è stato nel lontano boh… vediamo, ero alle superiori. Raggiunsi mia sorella e i suoi amici all’isola d’Elba. Sul traghetto incontrai un gruppo di tizi che frequentavano la mia stessa scuola e mi sentii tanto “ganza” per il fatto di viaggiare da sola… ah, gli albori! Di quel campeggio ricordo di non aver chiuso occhio tutta la notte per il fatto di essere in tenda con altre quattro persone strippate a mo’ di sardine, e la conversazione fra mia sorella e un suo amico quando pensavano che stessi dormendo: “Ma il ragazzo non ce l’ha?” “No” “Ah, una zittellona!” Con due “t”, alla livornese. Il giorno dopo mi feci portare al traghetto e tornai a casa.
La seconda volta è stata dopo le superiori. Avevo il ragazzo, yay! Di quella vacanza ricordo il mal di denti e basta.
La terza volta è stata bellissima. Valle d’Aosta insieme a un mio collega di lavoro. Ci compriamo due tende monoposto, di quelle da spiaggia, per intenderci, e i materassini in gommapiuma, da spiaggia anche quelli. Capiamo subito alla prima notte di aver commesso un grave errore: la notte fa freddo e c’è tanta di quella umidità che la mattina ci svegliamo zuppi. Qualche notte piove e dobbiamo fuggire in macchina, siamo la disorganizzazione fatta persona. Ma è stata la vacanza in campeggio più bella che ho fatto, ci siamo divertiti un mondo! Nella piazzola accanto alla nostra c’è un ragazzo che soprannominiamo subito MacGyver, che invece è un campeggiatore pro: ha una tenda grandissima, un materassino gonfiabile a due posti, il fornelletto per farsi da mangiare e un filo per stendere la biancheria. Diventa il nostro mito all’istante e io mi riprometto di diventare come lui, da grande.
Dall’anno successivo in poi continuo a viaggare con questo mio collega, che nel frattempo è diventato il mio compagno, sempre in campeggio. Negli anni impariamo tantissime cose, ci compriamo le attrezzature giuste e alla fine diventiamo dei professionisti anche noi. Quando arriviamo a un campeggio, riusciamo a montare e allestire la tenda in pochissimi minuti, siamo organizzatissimi! Abbiamo i nostri materassini gonfiabili, il filo per stendere la biancheria e la macchina per il caffè americano da attaccare all’accendisigari della macchina.
Ma l’apoteosi l’ho raggiunta quando ho iniziato a viaggiare da sola, con la mia mini-tenda Quechua 2 seconds e tutte le conoscenze acquisite negli anni precedenti.
Quindi, ricapitolando, che sia proprio questo il motivo del mio amore per il campeggio? Il fatto che abbia imparato così bene a farlo, partendo da zero? Il fatto che, pur nella sua scomodità, essendo già pronta alla partenza ad affrontarlo, non mi rechi così tanto disturbo? Esempio: per andare nelle docce di un campeggio devi portarti tutto dietro: il bagnoschiuma, l’asciugamano, la biancheria di ricambio e pure i vestiti (mica posso uscire dai bagni con solo l’asciugamano addosso per tornare alla tenda, non sono così gnocca!) e già che ci sei anche il dentifricio e tutto quello che ti serve per sistemarti la faccia e i capelli. Perché non sempre i bagni sono vicini alla tua tenda. E tutto in una borsa sola, perché di solito c’è un solo gancio per appendere le cose! Le prime volte può sembrare una tortura, ma se ti sai organizzare, la difficile arte del lavarsi in campeggio col minimo spreco di tempo ed energie diventa una cosa da nulla. E che cavolo, sono soddisfazioni!
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