sabato 19 marzo 2016

India, 19 marzo - 2 aprile 2016

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Da circa quindici anni ho una passione sfrenata per il cinema indiano, e ancor prima ho iniziato a studiare la lingua hindi, tanto che al momento ritengo di averne una buona conoscenza, ma l’India in sé non mi ha mai attirato. Quest’anno un’amica mi ha convinto a visitarla.


India, tour del Rajasthan

Ci troviamo il 19 marzo all’aeroporto di Milano, io che vengo da Livorno, Martina dalle Marche e Eleonora dalla provincia di Alessandria. Il volo è già stato rimandato di qualche ora e ritarda ancora un po’ in fase di partenza. Alla fine arriviamo a Delhi nella tarda mattinata e fra arrivare in albergo e ripartire nel traffico indescrivibile della capitale, riusciamo a vedere ben poco della città.

21 marzo, lunedì

Il giorno dopo iniziamo a spostarci, con la “nostra” auto e il nostro autista personale, il signor Amrik Singh. Prima tappa Agra, dove visitiamo il Forte Rosso, costruito come la maggior parte dei forti che abbiamo visto, in arenaria rossa. Anche se personalmente ho preferito le parti in marmo bianco volute dall’imperatore Shah Jahan che, si sa, col marmo era fissato…




Dopo il forte, ovviamente, passiamo il resto della giornata al celeberrimo Taj Mahal.


La sera ceniamo al ristorante sul tetto del nostro albergo.

22 marzo, martedì

Il giorno dopo partiamo alla volta di Jaipur e sulla strada ci fermiamo a visitare la città fantasma di Fatehpur Sikri, con le sue colonne e pareti in arenaria rossa finemente scolpite…


Io che fotografo le colonne in arenaria finemente scolpite…

…dopodiché ripartiamo e facciamo una breve sosta presso il gigantesco pozzo a gradini di Abhaneri. Peccato che non si possano scendere gli scalini fino all’acqua, però!




Arriviamo a Jaipur giusto in tempo per la cena e mentre andiamo al ristorante, il nostro autista si ferma un momento davanti al Palazzo dei Venti per farci fare una foto.


23/24 marzo – Jaipur

Il primo giorno a Jaipur visitiamo l’Amber Fort. Nel nostro pacchetto è inclusa la salita al Forte a dorso d’elefante; io preferisco salire con l’auto, ma nonostante ciò rimango in fila con le mie compagne di viaggio finché non salgono sull’animale (più di un’ora di attesa sotto il sole cocente), dopodiché raggiungo auto, autista e guida e iniziamo a salire anche noi. Ma l’ultimo tratto di salita devo farmelo a piedi poiché, data la vasta affluenza, la macchina non riesce ad andare avanti. La visita del Forte, comunque, ripaga della fatica.


Al di là delle solite parti visitabili nelle città fortificate (sala delle udienze pubbliche e private, appartamenti dell’imperatore e consorti, ecc) qui si possono percorrere scalette secondarie che portano ad altre stanze, corridoi, terrazze, tanto che si rischia di perdersi.
La visita di Jaipur prosegue con il City Palace e finisce con il Jantar Mantar, l’osservatorio astronomico voluto dal maharaja Jai Singh II, del quale ricordo solo il caldo bestiale che abbiamo patito…

Unica foto dell’osservatorio, scattata dopo che mi sono accasciata a terra in privilegiata posizione ombrosa

La sera a Jaipur, l’organizzatore del nostro viaggio, che nel frattempo si è unito a noi, ci porta a cena in un localino poco distante dall’albergo: la pulizia è molto dubbia, ma noi ce ne freghiamo e mangiamo benissimo spendendo praticamente niente.
Poi, una volta tornate in albergo, dalla nostra terrazza sentiamo e vediamo che stanno allestendo un palco proprio nella nostra strada. Usciamo, chiediamo informazioni e tempo zero siamo imbucate in una festa (probabilmente) religiosa con canti e balli, durante la quale veniamo sequestrate dalle comari del luogo che ci impediscono di andar via fino alla fine delle celebrazioni… tipo all’una di notte.


Il 24 marzo si festeggia holi, il festival dei colori. Per le strade già da giorni abbiamo visto vendere sacchettini di colori in polvere e le mie compagne non hanno rinunciato a comprarne qualcuno.


Io che sono asociale continuo a sostenere di non voler partecipare alla festa e di accompagnarle solo in qualità di fotografa. Ma dopo cinque minuti da quando siamo uscite mi approprio di uno dei loro sacchetti e mi lascio imbrattare anch’io da tutti quelli che incrociamo.



Dopo aver constatato, comunque, che vagare sulla strada principale non è proprio indicato (tutti i ragazzi che passano in moto si fermano per farsi una foto con noi), ci infiliamo nelle viuzze nei dintorni del nostro albergo ed ecco che ritroviamo alcune ragazze e delle bambine bellissime della sera prima (quelle della festa!) e passiamo il resto della mattinata a farci “colorare” da loro.


All’ora di pranzo torniamo in albergo, ci laviamo (ci rimarrano aloni colorati qua e là per qualche giorno) e poi partiamo alla volta di Pushkar. Prima di lasciare Jaipur, però, ci fermiamo a prendere un buon lassi  in uno dei lassiwala  in MI Road.
 
25 marzo, venerdì – Pushkar – Chittorgarh

Devo iniziare il racconto della nostra visita a Pushkar dalla sera prima. Al nostro arrivo nella città sacra, andiamo a cena in un ristorante sulle rive del lago sacro. Ora, a causa della sacralità del luogo, è vietato consumare cibi di origine animale e alcolici in tutta la città. Ovviamente noi chiediamo una birra. E ovviamente il cameriere ce la porta, ma coperta da un tovagliolo e con l’invito di tenere la bottiglia sotto il tavolo, please. Oh darling, yeh hai India!



Comunque, visita al lago sacro nel quale ci purifichiamo anche noi (ma solo i piedi) e poi dritte verso Chittorgarh e il suo imponente forte.

Mentre saliamo al forte, mi bevo un lassi insieme a una mucca golosa…

26 marzo, sabato – Udaipur

Il giorno dopo siamo a Udaipur, la città dei laghi. Anche qui giro classico, prima al City Palace e poi in battello sul lago Pichola. Sulle rive del lago sono ancora visibili i segni della festa di due giorni prima, macchie di colore qua e là.



La nostra barchetta ci porta su un’isola-bar al centro del lago, dove ci beviamo non mi ricordo cosa al fresco dell’aria condizionata. Dopodiché torniamo all’albergo e restiamo a rilassarci e a farci foto sceme nel giardino vista lago (non il Pichola, però, un altro).

27 marzo, domenica – Jodhpur

Ripartiamo. Sulla strada per Jodhpur ci fermiamo a visitare i templi jainisti di Ranakpur e poi l’ennesimo, imponente forte a Kumbhalgarh.

28 e 29 marzo – Jaisalmer

La mattina visitiamo il centro cittadino di Jodhpur e poi il forte di Mehrangar che sovrasta la città.


Poi partiamo alla volta di Jaisalmer che visitiamo il giorno seguente. E la sera del 29, facciamo la classica escursione a dorso di cammello nel deserto.

30 marzo, mercoledì – Bikaner

Il giorno dopo cambiamo di nuovo città. Una volta arrivate a Bikaner, visitiamo la città vecchia con gli autorisciò, poi ci spostiamo ancora alla volta di Mandawa, fermandoci per la via al particolarissimo tempio di Karni Mata… sì, quello con i topi!


Ah, e mentre andiamo in “autostrada”, fermiamo a suon di clacson una macchina addobbata per un matrimonio e ci facciamo le foto con lo sposo! A dir la verità, lui ci invita anche alla festa, ma la nostra guida dice che il posto è troppo lontano e non ci possiamo andare.



31 marzo, giovedì – Mandawa


Mandawa è famosa per le sue belle haveli, le case signorili. Però dopo averne visitate tre o quattro (perso il conto) anche basta!
Quindi partiamo per l’ultima volta, per tornare a Delhi. Quando a un certo punto ci fermiamo per visitare il forte di Dundlod (ebbasta!), ci ammutiniamo e restiamo a fare altre foto sceme nel giardino del forte.

Per strada vedo un venditore di jalebi. Li voglio!

Jalebi, dolcetti di pasta fritti e inzuppati di sciroppo.
La sera a Delhi chiediamo all’albergo di consigliarci un posto in cui mangiare e loro, come sempre, ci indirizzano a uno dei quei mega-ristoranti da turisti. Decise a mangiare cibo “vero”, vaghiamo nei dintorni dell’albergo e individuiamo una strada di bancarelle che friggono cose. E a me non da fastidio il fatto che lavino le pentole in quel rigagnolo d’acqua putrida che corre lungo la strada, giuro, ma le mie compagne preferiscono il ristorantone da turisti, chissà come mai. E così finisce la nostra storia in India.

Considerazioni finali: il Paese non mi ha entusiasmato, ma questo già lo sapevo. Certo, paesaggi bellissimi, storia affascinante che si ritrova in tutte quelle fortezze e templi che abbiamo visitato… ma la cultura è troppo diversa dalla nostra e non mi ha fatto sentire a mio agio. Sicuramente la maggior parte dell’autenticità del viaggio l’abbiamo persa, essendoci affidate a un tour organizzato. Ma per una prima volta, è stato meglio far così. Poi, se ci saranno altre volte, si vedrà (ma per ora non credo).
La cosa che mi ha colpito veramente è stato il fatto di capire davvero la lingua e di poter, sebbene con qualche difficoltà, interagire con le persone; insomma, il classico “lo capisco, ma non lo parlo”. E un’altra è stata l’essere fermate di continuo dalla gente che voleva farsi una foto con noi; non solo ragazzi giovani che volevano fare gli sboroni poi con gli amici, ma anche e soprattutto intere famiglie con bambini e nonnine a seguito. Boh! XD

Le foto random di rito






































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